Caso Clinico: la storia di Micaela

Caso Clinico: la storia di Micaela

Micaela 25 anni.

La mia esperienza per il trattamento del mal di testa

Per chi non ne soffre è difficile da capire…tutti abbiamo qualche volta “il mal di testa”, però in alcuni casi c’è quella cefalea persistente che non ti lascia tregua.

Questo comporta di avere sempre con se pillole e antidolorifici e delle volte anche in piena notte tocca prendere questi farmaci; quando si tratta di “un attacco sporadico” lo si riesce anche a debellare ma delle volte capita di essere colpiti da quel mal di testa pazzesco accompagnato da nausee, giramenti di testa, disturbi alla vista, che non si riesce a far sparire…

Pare un incubo? Lo è! Alleviato a malapena da farmaci di ogni tipo, spesso comprati anche sotto suggerimento di altri “sventurati compagni emicranici”, definendoli medicinali miracolosi.

Si prende il farmaco, il dolore passa per qualche tempo e poi di nuovo ricompare , accompagnato da nausee e giramenti di testa, difficoltà a sollevare il capo e fastidio alla vista.

Per me era diventato un circolo vizioso, che anziché eliminare la mia cefalea stava aggiungendo a questo mio disturbo anche problemi allo stomaco.

Ho deciso, quindi, di percorrere un’altra strada, quella della terapia manuale.

Mi sono rivolta al mio fisioterapista di fiducia, il dott Lorenzo Rossi, che con una valutazione specifica e minuziosa ha individuato una serie di aspetti che contribuiscono al mal di testa; tra le altre cose mi ha trattato lo “sternocleidomastoideo”, il muscolo laterale del collo che può dar vita a mal di testa, torcicollo, e associato ad altre disfunzioni come vertigini e nausea.

All’inizio è stata dura proprio perché il fisioterapista andava a trattare dei punti per me molto dolorosi, sensibili ed irritati, ma l’obiettivo della terapia manipolativa era proprio quello di “cambiare” la risposta dei tessuti muscolari ed articolari della cervicale e del collo.

Durante le prime sedute, il mal di testa continuava a perseguitarmi ma con una sottile e rilevante differenza, ovvero un senso di leggerezza soprattutto nei movimenti quotidiani del mio collo! Dalla terza seduta il quadro clinico è cambiato: sono passata dai 2/3 attacchi importanti al mese ad averne al massimo uno ed in forma lieve!

Non solo, prima appena mi alzavo avevo giramenti di testa, per non parlare dei movimenti del collo che mi provocavano fastidio e nausee…ora non più!

Posso dire che il trattamento fatto, i consigli ricevuti sono stati in grado di diradare e ridurre di forza i miei attacchi di mal di testa.

Prima di intraprendere questo percorso della “Clinica del Mal di testa”, presso il nuovo centro del dott Rossi, credevo che i farmaci potessero essere l’unico rimedio a questo terribile problema…ora consiglio vivamente a tutti i miei “colleghi” di rivolgersi al centro DiversaMente Benessere e provare questa nuova modalità di trattare e curare il mal di testa.

Un centro che offre cordialità, simpatia, accoglienza e professionalità di tutto lo staff.

 Insomma, provare per credere! 

E finalmente non devo girare più con la borsa piena di medicinali!

 

 

 

 

Rimedi per il dolore alla caviglia

Rimedi per il dolore alla caviglia

 

Il dolore alla caviglia è solitamente causato da una distorsione, ma può anche essere dovuto ad altri disturbi come instabilità articolare di caviglia, artrite, gotta, tendinite, frattura ossea, compressione di un nervo (come sindrome del tunnel tarsale), infezione e scarso allineamento strutturale della gamba o del piede.

 

Al dolore alla caviglia spesso può essere associato gonfiore, rigidità, arrossamento e calore nell’area interessata: il dolore viene solitamente descritto come “intenso e sordo” e che si manifesta appoggiando il piede a terra o durante il movimento della caviglia stessa.

 

 I trattamenti fisioterapici

 

Il trattamento fisioterapico della distorsione alla caviglia nella fase iniziale consiste in riposo, ghiaccio, elevazione e immobilizzazione, ma, in base alla causa del dolore, può includere anche farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), come ibuprofene e se necessario bendaggio funzionale.

 Poi, progressivamente si possono inserire trattamenti con mezzi fisici come:

 

️Tecarterapia

 ️Laserterapia 

 ️Ultrasuoni

 ️Microcorrenti 

 ️Ipertermia

 

Nelle fasi successive insieme alla terapia fisica si possono inserire nel percorso terapeutico anche:

 

️Massoterapia 

 ️Terapia mio-fasciale 

 ️Terapia manuale 

 ️Riabilitazione funzionale 

 ️Riabilitazione propriocettiva

 

 I vari trattamenti inseriti nel percorso terapeutico del singolo paziente in base al quadro clinico e alla fase terapeutica acuta, sub acuta o cronica. Il fisioterapista esperto con il medico specializzato, grazie alla valutazione ed alle immagini di diagnostica strumentale, possono determinare al meglio la causa del dolore, definendo una diagnosi precisa e di conseguenza il percorso terapeutico adeguato.

 

 Sintomi del dolore

 

Può essere percepito dolore all’interno o all’esterno della caviglia o lungo il tendine di Achille, dando un’indicazione sulle possibili cause dell’origine del dolore. 

 Il dolore alla caviglia è spesso accompagnato da questi segni e sintomi:

 

  • rigidità
  • gonfiore
  • rossore
  • calore
  • sensibilità alterata
  • sensazione di poca stabilità dell’articolazione.

 

 Cause

 Distorsione

 La distorsione è una delle cause più comuni di dolore alla caviglia, e costituisce circa l’80% di tutte le lesioni che colpiscono questa articolazione: la distorsione si verifica quando la caviglia fa un movimento innaturale che allunga eccessivamente i capi ossei che la compongono, provocando una lacerazione più o meno grave dei legamenti che la stabilizzano.

 La lesione tipica si verifica quando la caviglia viene improvvisamente “storta” a seguito di un salto od uno scatto durante un’attività sportiva o di un appoggio del piede su una superficie irregolare come una strada di campagna od una strada dissestata: il dolore è inizialmente severo ed invalidante e spesso associato a una sensazione di “pulsazione interna”.

 L’intensità del dolore potrebbe non indicare necessariamente il grado di danno accorso ai legamenti.

 Le lesioni dei legamenti sono spesso classificate da I a III grado in base alla gravità del danno, dove una piccola lesione corrisponde ad un basso grado mentre una lesione completa corrisponde ad un alto grado: mentre una lesione parziale, se curata bene e precocemente, permette di mantenere una buona stabilità meccanica della caviglia, una lesione completa dei legamenti provoca una grossa perdita di stabilità articolare a causa della perduta capacità dei legamenti stessi di supportare efficacemente i diversi movimenti della caviglia.

 Gotta

 La gotta si verifica quando l’acido urico si accumula nel nostro corpo: questa concentrazione più alta del normale di acido urico (un sottoprodotto della normale degradazione del corpo delle vecchie cellule) può depositare cristalli all’interno delle articolazioni, causando di conseguenza un dolore acuto e forte, che in questo caso si sviluppa su tutto il piede, provocando un grosso edema e gonfiore.

 Pseudogotta

 La pseudogotta è una condizione simile alla precedente in cui si accumulano depositi di calcio all’interno delle articolazioni. I sintomi della gotta e dello pseudogotta sono solitamente dolore, gonfiore ed arrossamento, ma il dolore alla caviglia può anche essere causato da infiammazioni articolari come l’artrite.

 Artrite

 Diversi tipi di artrite possono causare dolore alle caviglie, articolazioni che soffrono spesso anche di artrosi. L’osteoartrite è spesso causata dall’usura delle articolazioni, che sono vittime di un processo infiammatorio acuto continuo che con l’avanzare dell’età può portare a sviluppare artrosi.

 Tendinite

 La tendinite è un’infiammazione a carico del tendine o delle strutture che lo rivestono: nel caso dell’articolazione della caviglia, possiamo trovarci difronte a tendiniti del tendine di Achille, del tendine tibiale posteriore o del tendine peroneale.

 Tutte le forme di tendinite causano dolore, gonfiore e sensibilità alla palpazione nell’area del tendine interessata: in caso di evento acuto, come un infortunio sportivo, il trattamento prevede immediatamente l’immobilizzazione dell’area, l’elevazione della gamba infortunata, la limitazione del carico, e l’applicazione di ghiaccio, mentre se possibile è opportuno evitare l’uso di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS). In caso di infiammazione più grave può essere opportuno utilizzare un tutore ortopedico: la partecipazione all’attività sportiva dovrebbe essere limitata quando il tendine è ancora infiammato, poiché esiste un rischio significativo di rottura o lacerazione del tendine stesso, specialmente nel caso del tendine d’Achille. 

 Frattura

 Le fratture che coinvolgono le ossa della caviglia, come malleolo interno, malleolo esterno e astragalo, vengono trattate con immobilizzazione tramite gesso o specifici tutori: a seconda della gravità, le fratture possono richiedere una doccia gessata od un intervento chirurgico per stabilizzare la lesione ossea. A seguito di gravi lesioni post-traumatiche, come ad esempio un incidente automobilistico, può verificarsi una lussazione dell’articolazione della caviglia: questo tipo di infortunio, se particolarmente grave, richiede quasi sempre un intervento chirurgico di stabilizzazione.

 

 Trattamento dolore alla caviglia

 

Il metodo POLICE, acronimo di riposo Protection (protezione) – Optimal Loading (carico ottimale) – Ice (ghiaccio) – Compression (compressione) – Elevation (elevazione), è quello migliore per trattare il dolore acuto alla caviglia. Ciò comprende:

 

  • Protezione. Attraverso tutori rigidi o semirigidi e bendaggi funzionali è possibile migliorare la stabilità della caviglia riducendo il rischio di subire un trauma potenzialmente peggiorativo del dolore.
  • Carico Ottimale. In base al grado di dolore e di lesione delle strutture della caviglia, è importante modulare il carico che l’articolazione deve sopportare attraverso l’utilizzo di stampelle o bastoni o attraverso uno scarico del peso corporeo: in questo modo si evita di stressare ulteriormente la caviglia, ma la si mantiene attiva favorendo la sua guarigione.
  • Ghiaccio. Mettere una borsa di ghiaccio sulla caviglia permette di modulare il gonfiore ed il dolore riducendo l’infiammazione acuta: la modalità più efficace prevede l’applicazione del ghiaccio sulla caviglia per non più di 15 minuti alla volta, con una frequenza di una volta l’ora e di 3-5 volte al giorno, per almeno le prime 72 ore dopo l’infortunio.
  • Compressione. L’utilizzo di una benda elastica, come ad esempio anche quella anti-trombo, permette di ridurre la fuoriuscita di edema ed ematoma, limitando la formazione di gonfiore e livido. Fare estrema attenzione a non stringere troppo per evitare reazioni opposte e problematiche alla circolazione sanguigna.
  • Elevazione. Quando possibile, tenere la caviglia sollevata sopra il livello del cuore, quindi appoggiata su una pila di cuscini o altri tipi di strutture di supporto, permette di favorire il drenaggio dei liquidi bloccati nella gamba.

 

 

 Per saperne di più leggi l’articolo completo  :

https://www.fisioterapiaitalia.com/blog/dolore-alla-caviglia/

 

 

 

NON E' SOLO QUELLO CHE FAI, MA CIO' CHE PENSI DI FARE CHE FA LA DIFFERENZA.

NOI TI AIUTIAMO A FARLA!

Dolore ai piedi : cause e rimedi

Dolore ai piedi : cause e rimedi

 

Il dolore ai piedi è relativamente comune e può essere causato da diverse situazioni e patologie: possiamo sentire sia dolore nella parte superiore del piede che nell’ arco interno o sotto le dita. Altre volte è un dolore che si prova quando si appoggia il piede a terra, oppure è un fastidio che si presenta soprattutto al risveglio. Per questa serie di motivi, alla base di un dolore ai piedi ci può essere sia un’unica causa specifica sia un insieme di concause.

 

Possibili Cause

Come e quando si verifica il dolore al piede ed il punto esatto del fastidio sono gli indizi principali di quelle che possono essere le cause. Quando c’è dolore, il corpo reagisce cambiando il modo in cui si muove o funziona nel tentativo di ridurre il più possibile il dolore: per questo motivo, queste compensazioni e cambiamenti biomeccanici causare ulteriori lesioni al piede od ad altre parti del corpo, arti inferiori o colonna vertebrale.

Fascite plantare

Se il dolore è localizzato sul tallone, estendendosi a volte anche su tutta la pianta del piede, ci potremmo trovare difronte ad una fascite plantare. La fascite plantare è un’irritazione o un’infiammazione della fascia di tessuto connettivo che collega le dita dei piedi all’osso del tallone. Di solito il dolore è più intenso al mattino ed al risveglio, e diminuisce dopo aver fatto qualche passo.

Spina calcaneare

Gli speroni calcaneari sono un’altra fonte di dolore ai piedi: si tratta di escrescenze anormali di osso sul fondo del tallone. Possono formarsi indossando scarpe non adeguate per periodi prolungati oppure svilupparsi in seguito ad una postura anormale ed a microtraumi ripetuti al piede, come quelli che derivano da attività come la corsa. Le spine calcaneari possono causare dolore ai talloni sia mentre si cammina che mentre si sta in piedi.

Metatarsalgia

La metatarsalgia è un’infiammazione nella parte inferiore e frontale del metatarso, nell’avampiede.  Il dolore solitamente peggiora quando si cammina e si riduce con il riposo. La metatarsalgia è una conseguenza dell’eccessivo stress sopportato dall’avampiede: un piede troppo piatto, troppo cavo o un difetto nella postura può creare un sovraccarico difficile da gestire per il corpo, che aumenterà il peso da sopportare da parte dell’avampiede. 

 Il trattamento conservativo è diverso a seconda dell’origine della metatarsalgia ed è spesso sufficiente per ridurre il dolore. La fisioterapia permette di migliorare l’elasticità dei muscoli del polpaccio e di ridurre gli squilibri muscolo-tendinei. 

Neuroma di Morton

Il neuroma di Morton è una patologia che provoca un ispessimento del tessuto attorno ai nervi che si trovano alla base delle dita dei piedi e che causa solitamente dolore, sensazioni anomale ed intorpidimento sopra o sotto la pianta del piede. Le persone maggiormente colpite dal Neuroma di Morton sono sicuramente le donne: infatti, indossare continuamente scarpe col tacco alto o molto strette facilita l’insorgenza della patologia.

 Gotta

La gotta è una malattia metabolica che deriva da un eccesso di acido urico nel corpo: i cristalli si accumulano nelle articolazioni dei piedi, causando forti dolori e gonfiori. Il principalmente interessato e colpito dalla gotta è l’alluce.   L’aumento dell’acido urico è solitamente dovuto a fattori dietetici (come una dieta ricca di purine, sostanze che verranno degradate in acido urico dall’organismo) o fattori ereditari. 

Borsite al piede

La borsite è l’infiammazione di una borsa, ovvero una sacca piena di liquido con la funzione di cuscinetto per separare le ossa tra di loro o dalle altre parti del corpo, come tendini o muscoli.

La borsite al piede si forma solitamente a causa dei continui stress meccanici che subisce il piede, come l’eccessivo attrito o pressione dovuti a scarpe e calzature inadatte o da alterazioni funzionali e o posturali.

Dito a martello

Le dita a martello rappresentano una deformità delle dita dei piedi, più in particolare del secondo, terzo o quarto dito, che si piegano su se stesse e sull’articolazione centrale, creando un aspetto simile ad un martello; sebbene possano essere causate dall’uso di scarpe inadatte, solitamente le dita a martello sono causate da uno squilibrio muscolare tra muscoli estensori e muscoli flessori delle dita.

Frattura al dito del piede

Una frattura al dito del piede può essere causata da traumi sia diretti che indiretti: solitamente il dolore si concentra nella parte dell’avampiede e la diagnosi viene effettuata tramite una lastra  radiografica.   Mentre le fratture minori possono richiedere solo immobilizzazione, riposo, ghiaccio e antidolorifici, le fratture più severe e gravi possono richiedere un intervento chirurgico.

Alluce rigido

L’ articolazione dell’alluce va spesso incontro a rigidità a causa dell’artrosi, i sintomi principali sono dolore e rigidità articolare che peggiora nel tempo. Il trattamento si basa solitamente su farmaci antidolorifici, chinesiterapia ed esercizi di stretching, ma nei casi più gravi ed invalidanti diventa necessario un intervento chirurgico.

Calli e Duroni

I calli sono delle micro lesioni della pelle che si formano sotto e sopra le dita dei piedi, mentre i duroni sono degli ispessimenti della pelle che si formano su un punto di maggior irritazione e pressione sul piede o sulla punta delle dita.

Tendinite al piede

La tendinite è un’infiammazione acuta a danno del tendine, la struttura che unisce il muscolo corrispondente all’osso. I tendini che regolano i movimenti del piede sono particolarmente lunghi, e spesso vanno incontro ad un’infiammazione della struttura che li circonda, provocando dolore al piede in molte posizioni diverse.  

 

Esercizi per gestire il dolore ai piedi

La riabilitazione funzionale e l’allenamento terapeutico rappresentano uno dei migliori rimedi per molte patologie del piede.

Purtroppo non esistono esercizi che vanno bene per tutti i tipi di disturbo, quindi è necessario fare un attenta diagnosi prima di iniziare un programma di esercizi. Se la causa del dolore ai piedi è la fascite plantare o l’infiammazione del tendine d’Achille, esistono semplici esercizi da poter fare autonomamente che permettono di allungare i muscoli dell’arcata plantare ed il tendine, alleviando così il fastidio e prevenendo lesioni future.

  • Sedersi e incrociare il piede dolente sopra il ginocchio della gamba opposta: afferrare la base delle dita dei piedi e tirarle indietro verso di te fino a sentire un allungamento dei muscoli della pianta del piede. Tenere premuto mantenendo la posizione per 15-20 secondi e ripetere per 3 volte.
  • Sedersi e appoggiare la pianta del piede sopra un oggetto rotondo ma sufficientemente rigido (ad esempio una pallina da tennis non troppo gonfia): far scivolare il piede in tutte le direzioni sopra la pallina per alcuni minuti, percependo una sensazione di rilassamento della muscolatura della pianta del piede, e ripetere questo esercizio almeno due volte al giorno.
  • Stretching del polpaccio in piedi: mettersi difronte ad un muro con le mani appoggiate sulla parete all’altezza delle spalle e posizionare un piede di fronte all’altro. Il piede anteriore dovrebbe trovarsi a circa 30 cm dalla parete, il posteriore subito dietro. Piegare il ginocchio anteriore mantenendo il ginocchio posteriore ben teso, in questo modo sentiremo l’allungamento dei muscoli del polpaccio della gamba posteriore. Mantenere la posizione per qualche secondo, ripeterlo per una decina di volte, poi cambiare gamba e eseguire lo stesso esercizio.
  • Da posizione seduta, mettere un asciugamano sul pavimento di fronte ai piedi: tenendo il tallone ben appoggiato a terra, raccogliere l’asciugamano usando esclusivamente le dita di entrambi i piedi. Ripetere 10-20 volte.
  • Sedersi sul pavimento ed allungare per quanto possibile una gamba: prendendo un asciugamano ed avvolgendolo attorno alle punte del piede, tirare con entrambe le mani i due capi dell’asciugamano mantenendo la gamba più dritta possibile, sentendo l’allungamento dei muscoli posteriori della gamba. Tenere tirato per 30 secondi, ripetendo 3 volte per ogni gamba e piede.

Un fisioterapista specializzato è in grado di suggerire l’allenamento terapeutico con gli esercizi più efficaci per coloro che presentano particolari problemi ai piedi. 

 

Calzature per chi ha dolore ai piedi

Indossare calzature idonee fa sicuramente la differenza per quasi tutti i problemi ai piedi. Scarpe col tacco alto o calzature che stringono i piedi in punta possono contribuire allo sviluppo di deformità come dita a martello e alluce valgo e di infiammazioni come borsiti e fasciti plantari.  

I piedi cambiano la loro conformazione anatomica con il passare dell’età, soprattutto in presenza di artrite. Per questo motivo, calzature adeguate contribuiscono a proteggere i piedi da lesioni, li sostiene, li mantiene caldi, asciutti e comodi, ed a stabilizzare la caviglia evitando che vada incontro a gonfiore eccessivo.  

Calzature in pelle sono generalmente le più comode in caso di problematiche a carico dei piedi, anche se molti materiali moderni offrono comunque un’ottima traspirabilità, flessibilità e comfort.

Le scarpe giuste sono quelle comode quando si provano per la prima volta, non è necessario comprarle più piccole con la speranza che possano allargarsi ed adattarsi al piede con il consumo.   Infine, come già detto, calzature con struttura ed interno in pelle aiutano sono più traspiranti rispetto alle scarpe fatte con materiali sintetici, isolando maggiormente i piedi ed evitando umidità ed infezioni fungine.

 

 

 

Per saperne di più leggi l’articolo completo  :

 https://www.fisioterapiaitalia.com/blog/dolore-ai-piedi/ 

 

NON E' SOLO QUELLO CHE FAI, MA CIO' CHE PENSI DI FARE CHE FA LA DIFFERENZA.

NOI TI AIUTIAMO A FARLA!

Protesi della spalla

Protesi della spalla

 

La “protesi” è la sostituzione di un elemento anatomico con uno artificiale. Nel caso della spalla, le protesi si distinguono in tre tipologie:

  1. Endoprotesi: dove si sostituisce solo la testa omerale;
  2. Artroprotesi: nella quale si sostituisce sia la testa omerale che la glenoide della scapola. Ne abbiamo di due tipi: la protesi inversa, chiamate così perché la dinamica articolare è invertita (la testa omerale è concava e la glenoide della scapola è convessa), e la protesi anatomica;
  3. Protesi miste: dove vi è una parziale sostituzione dei capi articolari, o di uno dei due mentre l’altro è sostituito totalmente.

È necessario sostituire omero e/o cavità glenoidea, quando a causa di traumi violenti (fratture che causano la necrosi della testa omerale o lussazioni) e degenerazioni importanti (come una severa artrosi gleno-omerale), i rapporti articolari danno luogo a condizioni dolorose continue e deficit funzionale.

Complicanze da prevenire

Le complicanze subordinate agli interventi di protesi di spalla sono:

  • Rigidità articolare: che oltre alla spalla può riguardare anche il gomito e il polso;
  • Il dolore;
  • L’infiammazione;
  • Il gonfiore alla mano.

Per questo motivo è consigliabile far togliere il tutore per qualche ora del giorno durante le prime settimane dopo l’intervento, in modo che il paziente ricominci a prendere confidenza con il movimento dell’articolazione.

Nel periodo di immobilità del tutore, è fondamentale far effettuare al paziente delle mobilizzazioni del tronco nelle quali la spalla è immobile ma la scapola scorre sulla gabbia toracica, ciò aiuta molto a prevenire condizioni di rigidità scapolo-toracica e la diminuzione del tono muscolare del tronco.

Riabilitazione post intervento

La riabilitazione solitamente incomincia già prima dell’intervento, (ormai quasi tutti gli ortopedici esperti la consigliano), per preparare sia l’articolarità che il tono-trofismo muscolare.

Il paziente sarà tra l’altro informato di tutte i movimenti e i comportamenti a cui dovrà prestare attenzione nell’immediato periodo post operatorio e di tutte le fasi da affrontare per un recupero ottimale della funzione.

Gli obbiettivi del trattamento riabilitativo:

  1. Favorire la riparazione dei tessuti;
  2. Prevenire le complicanze e controllare il dolore;
  3. Recuperare la funzionalità.

Il percorso terapeutico

E’ possibile suddividere il percorso riabilitativo in 3 step:

  1. Fase iniziale
    In questo inizio di terapie lo scopo è quello di ridurre il dolore e iniziare a recuperare la mobilità.
    Il fisioterapista eseguirà un lavoro passivo costituito di caute mobilizzazioni diterapia manuale e massoterapia per migliorare la mobilità dei tessuti e iniziare a dar movimento all’articolazione.
    È fondamentale controllare che il gomito ed il polso non rischino di irrigidirsi a causa della posizione mantenuta dal tutore.
    Appena la cicatrice si è chiusa, è molto utile lavorare le aderenze connettivali, in modo da ridurre al minimo i fattori che possono incidere sulla ripresa del movimento.
    Oltre ad essere nociva per la motilità una cicatrice con importanti aderenze risulta essere fastidiosa per il paziente e anche antiestetica.
  2. Seconda Fase
    È caratterizzata dal recupero della motilità parziale, raggiungendo almeno i 90° di abduzione e di flessionesenza che il paziente compensi con il sollevamento della scapola, e recuperando parte della rotazione esterna.
    In questo step si inizia un cauto rinforzo muscolare, partendo con delle contrazioni isometriche e procedendo con esercizi contro resistenza.
    In questa seconda fase si lavora anche sul recupero della propriocettività, ossia del controllo della spalla nello spazio.
  3. Terza Fase
    Recupero massimo auspicabile della mobilità della spalla, recupero della funzionalità e della forza.
    Si arriva in questa fase, che sarebbe quella terminale, dopo vari mesi di trattamento combinato ed integrato.
    Obiettivo è rendere l’arto operato il più simile all’arto sano, in termini di forza, resistenza e propriocezione nelle attività quotidiane e lavorative.

 

 Per saperne di più leggi l’articolo completo  :

https://www.fisioterapiaitalia.com/patologie/spalla/protesi-di-spalla/

 

NON E' SOLO QUELLO CHE FAI, MA CIO' CHE PENSI DI FARE CHE FA LA DIFFERENZA.

NOI TI AIUTIAMO A FARLA!

Artrosi della spalla

Artrosi della spalla

L’artrosi è una patologia degenerativa che consiste nel danneggiamento progressivo della cartilagine. Con l’alterazione dello strato cartilagineo, i segmenti ossei delle articolazioni, non avendo più uno strato protettivo entrano in stretto contatto causando dolore e limitazione funzionale.

Il meccanismo reattivo del corpo allo “sfregamento” tra le superfici ossee è la produzione di materiale ulteriore osseo, gli osteofiti, nelle superfici articolari. Gli osteofiti porteranno a una limitazione importante del movimento.

Nell’artrosi di spalla, la superficie cartilaginea che ricopre i capi articolari per cause che ancora oggi non sono ben chiare, tende ad andare incontro a una degenerazione progressiva. Si inizia con l’assottigliamento della cartilagine fino ad arrivare alla lesione vera e propria che porta le due ossa in questione (testa omerale e cavità glenoidea) a stretto contatto tra loro senza avere più alcun tessuto di protezione tra di loro.

Per rallentare la degenerazione artrosica si attuano protocolli di fisioterapia conservativa, mentre per curare una spalla con artrosi avanzata è necessario un intervento chirurgico di sostituzione dei capi ossei con la protesi, a cui segue un percorso fisioterapico di almeno 5 mesi.

I sintomi sono rappresentati da:

  • Dolore
  • Limitazione del movimento
  • Degenerazione cartilaginea e ossea
  • Gonfiore, rossore e calore

Diagnosi e trattamento

L’artrosi di spalla è diagnosticata dallo specialista dopo che ha eseguito un’anamnesi, un esame obbiettivo, dei test clinici e dopo aver visionato gli esami RX , dai quali è ben visibile la formazione di osteofiti tipica di questa patologia.

La spalla artrosica può essere trattata con un percorso conservativo o chirurgico. La scelta dei due trattamenti dipende dal livello di degenerazione dell’articolazione, dal dolore e dalla limitazione funzionale.

Il trattamento fisioterapico ha l’obbiettivo di rallentare il più possibile la degenerazione della spalla, mediante l’utilizzo combinato di:

  • tecniche manuali
  • esercizio funzionale
  • mezzi fisici, come laser,tecar, ipertermia, ultrasuoni

che portano a ridurre la sintomatologia algica, a controllare l’infiammazione e a migliorare la mobilità.

Spesso infatti l’artrosi è in concomitanza di disfunzioni di movimento che possono essere migliorate e a volte anche risolte con l’utilizzo di tecniche specifiche, e questo permette di recuperare buona parte della funzionalità articolare. La frequenza delle sedute non è molto intensiva: nel primo periodo è di circa due volte a settimana, poi successivamente si passa ad una seduta a settimana.

Anche nei casi peggiori si esegue sempre un tentativo di trattamento conservativo, che nella peggiore delle ipotesi servirà ad accelerare i tempi di recupero dopo l’operazione.

 

Conclusioni

Come si può capire non si tratta di un percorso semplice e ci sono molti fattori da prendere in considerazione e che possono influire sul percorso di cura oltre a quelli che ti abbiamo elencato.

Primo fra tutti è l’atteggiamento del paziente. Una persona che ha un motivo importante per recuperare che potrebbe essere la famiglia o il lavoro, sarà spronata a dare il meglio di sé in ogni seduta e a eseguire gli esercizi a casa che gli indicherà il fisioterapista.

Un altro elemento fondamentale è l’operazione, un’operazione riuscita alla perfezione getta le basi per un recupero ottimale della spalla, un Centro fisioterapico di qualità saprà consigliarti chirurghi esperti. E infine la qualità del professionista e del percorso fisioterapico che progetta.

 

 

Per saperne di più leggi l’articolo completo  :

https://www.fisioterapiaitalia.com/patologie/spalla/artrosi-della-spalla/

 

NON E' SOLO QUELLO CHE FAI, MA CIO' CHE PENSI DI FARE CHE FA LA DIFFERENZA.

NOI TI AIUTIAMO A FARLA!

Spalla e sport: possibili patologie legate alla attività fisica

Spalla e sport: possibili patologie legate alla attività fisica

Praticare sport è senza dubbio una sana abitudine che fa bene al nostro corpo, ma a volte si può incappare in infortuni più o meno seri, e la spalla è una delle articolazioni più soggette a queste problematiche.

Gli sport che portano ad un maggior rischio di sviluppare condizioni dolorose alla spalla sono gli sport da contatto e gli sport “overhead” cioè che si praticano con movimenti che portano l’arto superiore sopra la testa.

Tra gli sport da contatto segnaliamo: il rugby, il calcio, la pallacanestro, il pugilato, il judo e le arti marziali; tra gli sport overhead ricordiamo: il tennis, la pallavolo, alcuni stili del nuoto, la pallacanestro, la ginnastica artistica, il sollevamento pesi e il bodybuilding, il lancio del peso, il baseball, il lancio del giavellotto.

Tutti gli sport estremi inoltre possono portare a dei sovraccarichi improvvisi alle articolazioni tra cui la spalla, a causa dell’alto rischio di forti impatti con il suolo.

Patologie più frequenti nello sport/fitness

Negli sport da contatto i problemi di instabilità come le lussazioni sono molto frequenti, mentre negli sport overhead le condizioni dolorose interessano fondamentalmente il gruppo muscolare della cuffia dei rotatori (tendiniti, lesioni complete).

Il termine lussazione sta ad indicare la perdita totale del rapporto tra due o più capi articolari; quelle della spalla sono frequenti e quasi sempre anteriormente, cioè la testa omerale fuoriesce davanti, poiché è la zona più vulnerabile poiché protetta solo da tre piccoli legamenti. Già anatomicamente (la superficie articolare della glena è più piccola della testa omerale!) e funzionalmente (grande mobilità vs importante instabilità!), la spalla “nasce” instabile.                   La lussazione della spalla è un infortunio piuttosto frequente, doloroso e riconoscibile:

  • dolore acuto in tutta la regione della spalla;
  • deficit funzionale immediato: è impossibile effettuare movimenti;
  • evidente mal posizione della testa dell’omero, soprattutto nelle lussazioni anteriori la cui fuori uscita dalla normale sede anatomica è evidente.

All’esame palpatorio la testa dell’omero si riconosce come “scivolata” sotto l’ascella (lussazione anteriore) o dietro di essa (lussazione posteriore).

La cuffia dei rotatori è un gruppo di muscoli e relativi tendini responsabile della stabilità e dei movimenti della spalla, in particolare dell’articolazione gleno-omerale.

Il concetto da tenere bene in mente è che attiviamo la cuffia dei rotatori in qualsiasi movimento della spalla, e se questa risultasse danneggiata, infiammata o lesionata avremmo serie difficoltà a sollevare il braccio in una o più direzioni.

In base al fenomeno causativo, le lesioni riguardanti la cuffia dei rotatori sono classificate in:

  • Compressione, di carattere primario o secondario come la sindrome da impingement o sindrome da conflitto subacromiale;
  • Sovraccarico funzionale;
  • Lesione traumatica, che può essere generata da un singolo trauma diretto o indiretto, o da una serie di microtraumi ripetuti nel tempo.

Prevenzione delle patologie di spalla negli sportivi

La prevenzione si basa principalmente sul miglioramento della funzionalità, della propriocezione e della stabilità della spalla. Non si tratta solo di allenare la forza dei muscoli stabilizzatori, ma anche il loro reclutamento nel corso del movimento.

Nei pazienti sportivi si tende a lavorare sul movimento principale che viene eseguito nel corso dell’attività agonistica che può essere la schiacciata per il pallavolista, come il servizio per il tennista, al fine di ottenere una performance che con il minor sforzo porti al massimo dei risultati e al minor rischio possibile di alterare la struttura.

 

 

Per saperne di più leggi l’articolo completo  :

https://www.fisioterapiaitalia.com/patologie/spalla/la-spalla-nello-sport/

 

NON E' SOLO QUELLO CHE FAI, MA CIO' CHE PENSI DI FARE CHE FA LA DIFFERENZA.

NOI TI AIUTIAMO A FARLA!